LASCIAMO IMMAGINI DIETRO DI NOI

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L’origine alchemico esoterica della Fotografia, dal dagherrotipo fino all’AI. La Fotografia pratica palese e occulta, visibile e invisibile, realmente magica e illusionistica, chimica e alchemica, reale e spettrale, materialista, ideologica e idealista: “Il libro affronta la Fotografia dalle origini fino all’intelligenza artificiale vista e raccontata da Giorgio Barrera attraverso una lente esoterica, inedita nel panorama degli studi di questa materia.”

Editrice Quinlan, 2025

Il Graphic Design del volume è di Emiliano Biondelli.

 

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Prefazione

Questa ricerca segue sentieri, è un lavoro di esplorazione che ha come fondamento un dialogo con la Fotografia ed è un esperimento nel senso più puramente scientifico, ma anche in quello etimologico, cioè una serie di atti, nati dallo studio e dalla meditazione, svolti con la finalità di acquisire cognizione di qualcosa.
Il testo si riferisce spesso a Goethe e all’idealismo, sembra sposare le idee platoniche, si interessa delle visioni esoteriche occidentali, è inversamente antropocentrico e si relaziona al tempo affrontandolo quale dimensione concettuale. Per questa bizzarra impostazione, che appare piuttosto lontana dalla ratio degli algoritmi così come dalla cadenza puntuale ed ininterrotta di sempre nuove forme di immagini e di oggetti, o di cose e socialità che costellano gli orizzonti digitali ed individuali, potrebbe sembrare inattuale; invece, a mio modo di vedere, è proprio questa sua stravagante vocazione – che mira alle cose sostanziali – che rende sempre presenti passato e futuro.

Una finalità che ho ricercato è quella di imbastire, attraverso una, ritengo, costruttiva critica sulla Fotografia, un’apologia dell’incanto del mondo che, con i consapevoli limiti di chi scrive, possa favorire una rinnovazione della meraviglia concepita nel suo ruolo di principio di conoscenza. Una meraviglia ingenua, spogliata cioè di quell’abito serioso composto di computi dogmatici, ma anche di quella frivola bigiotteria immateriale costituita dall’intrattenimento, dal desiderio di acclamazione o godimento che il mondo gemello spesso sforna e necessita.
La Fotografia è un modo di espressione realista ontologicamente oggettivizzante. Le sue peculiarità molto probabilmente derivano dagli accadimenti del tempo storico in cui è apparsa, ovvero quando la ricerca e le scoperte scientifiche, la possibilità di intraprendere viaggi e la presenza di macchine, forniscono e richiedono sempre più spazi dedicati al guardare, all’osservazione e alla sperimentazione.
Quale opera dell’ingegno la Fotografia è nata figlia dello sfruttamento economico del suo brevetto e ha aderito sin da subito ai processi che sono propri del capitalismo; la Fotografia digitale non è da meno, infatti incarna a pieno titolo le necessità di un mondo parallelo che vive, pressoché esclusivamente, in funzione della creazione di immagini foto-realiste. Un caso nuovo apparso sull’orizzonte del fotografico sono le immagini IA che suggellando il rapporto spettatore/consumatore introdotto dall’immagine fotografica e consolidata da quella digitale, fanno pressoché a meno della macchina fotografica.

Ho scelto, seguendo la mia istintuale predisposizione a bilanciare il disincanto del mondo, una forma di esposizione in cui fatti di attualità, brevi storie di fantasia, dialoghi e scene di film, si mescolano alla ricerca storica e a quella teorico-critica e tendono a dimostrare che, sebbene la Fotografia possa creare immagini di spessore artistico-culturale, sembra possedere un intimo legame con gli aspetti più materialisti della vita.

La realtà oggettiva è un’ipotesi ma anche una tesi della modernità che perde terreno nei confronti dei contenuti e dei concetti che discendono dagli sviluppi tecnologici degli ultimi cinquant’anni. Sebbene ritengo imprescindibile e necessario rapportarsi alle nuove tecnologie, credo però, sia giusto affrontarle senza conformarsi, cercando di comprendere le ragioni della meraviglia e dell’entusiasmo che scatenano. Così sulle novità che riguardano la Fotografia e il foto-realismo, io mi affaccio con prudenza perché il cosiddetto nuovo tante volte nella storia si è poi rivelato essere un succedaneo già predestinato, nell’ottica della programmazione capitalista, a venir soppiantato da un nuovo ulteriore. La vera novità, più che generare un incantamento tecnologico, dovrebbe poter proiettarsi verso un futuro culturalmente più ricco, migliore, smussando l’eccesso di rigidità computistica che ci attanaglia. In contrapposizione a quest’ultimo aspetto ho dato valore alla fisicità del corpo, non quale presenza che si sparpaglia nel mondo gemello, ma quale entità fisica e veicolo di intellegibilità del mondo, che interagisce con l’ambiente con i sensi. Nel mio piccolo cerco quindi di dare impulsi affinché si possano trovare alternative al pensiero calcolante e fare una lettura critica dell’utopia delle nuove messe in scena, delle nuove manifestazioni del capitale che necessitano di produrre nuovo materialismo proprio per mantenere viva la loro propria esistenza. Il capitale, come ogni ideologia difende il proprio credo e fornisce un racconto del mondo che giustifichi il suo proprio orizzonte valoriale.

Il metodo che propongo aspira dunque a trasferire un soffio poetico su questioni che spesso sono trattate causticamente senza lasciare spazio alle luminose emozioni interiori che derivano da forme di contemplazione conoscitive, e serve a chiarire e fotografare i pensieri che sono sorti, seguendo i percorsi che via via si sono aperti durante l’esplorazione.
Gli scritti poetici o narrativi presenti nel testo o la modalità stessa di affiancarsi alla scienza dello spirito, intesa quale viaggio esperienziale del sensibile, sono una maniera di resistere alla cancellazione dell’essere.
Il mio approccio è quello di fotografo o di artista che usa la Fotografia o ancora di operatore culturale del settore della Fotografia, o ancora di chi lavora nell’ambito delle pratiche fotografiche.
Il testo è dotato di una struttura organica diffusa la cui logicità sta nella scambievolezza delle argomentazioni a cui sono dedicati i capitoli. Nell’intreccio e dall’intreccio nascono immagini, perché attraverso qualsiasi azione che poniamo in essere, creiamo immagini, soprattutto immagini immateriali e le lasciamo dietro di noi.

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Breve estratto dal capitolo 7

Ai più che erano presenti nella sala della libreria, i discorsi che faceva sembravano enigmatici ed appartenenti ad un mondo diverso, rimasi ad ascoltarlo perché avvertivo in ciò che diceva una logica che trasmetteva appartenenza, risuonava, c’era qualcosa nei suoi pensieri che conduceva a possibili autenticità e allo stesso tempo infondeva serenità. Nelle sue parole, oltre che erudizione, vi era comprensione di conoscenza, nel senso proprio di contenere in sé molte cose insieme. Questo tangibile volume di esperienze gli permettevano di spaziare con libertà e chiarezza su questioni molto diverse. Mentre parlava di problematiche sulla vita, l’esistenza e la morte, disse: “i mondi spirituali sono come i negativi delle fotografie, i rapporti che avvengono con l’aldilà sono così, al contrario.” Una cosa di questo tipo riguardo le fotografie non l’avevo mai sentita e, seppure stravagante, mi parve plausibile. Fu in quel momento che mi sedetti prendendo posto nella sala. Non è vero che occorre credere che vi siano dei mondi sovrasensibili per seguire il ragionamento di quest’uomo, dissi a me stesso.