Loss of Innocence/La perdita dell'innocenza

A talk with joe hindrun

 

Giorgio Barrera: Photographs are now far from having the originary role of report or giving occurences their emotional shapes. They can be better described as attestations, confirmations of what we are already shown by TV’s real life and internet streaming.

Joe Hindrun: I think photographs are now perceived (also unconciously) by most of people as a scenario. A place, a stage where the (real) notion of the real it’s obviated. However, photography, seems to me to be more resistant to entertainment than TV, or the internet is.

 

GB: What does excactly mean the title of this work?

JH: The title wants to allege both the loss of innocence of images and the loss of innocence of those, who, after World War II had faith and naively believed in Democracy. It’s that moment that widens the awareness of evil in the world around us.

 

GB: You have been collecting images that were taken and described events that occured in Italy from the ‘60s to the early ‘90 and then you have coloured them.

JH: In Italy that period was given many different names such as “Strategy of Tension” and “Years of Lead”. It’s been a tough time. Weapons, threatens, bom-bings, massacres, unsafety, uncertainty, politcal impeachments, murders.... all of this in name of freedom and consumption. The result was to create fear and also distance and separation from the social aspects of life.

I coloured these photographs to make them actual, still alive. And in a way, like a scar, they are.

 

GB: We can state this work is about post-modern appropriation and probably these retouched images (history has been retouched so many times) may present kind of an archetype of what we are able to see in a war photographic report, even if, at that time, no wars were fought....

JH: The aim of this research is to underline that images, those images, they do show something that happened. I mean that they depict a fact. These facts are the premises and the causes of what people of my age have inherited: unpredic-table, unthinkable, obscure events that blemished, marked and scared and still scar almost an entire unconscious generation. When I crashed into these images I felt they still wanted, needed and also strove for being helpful: they had not yet lost their will to communicate and to be shown again. In a nutshell, they still belong to our present.

 

GB: You have just said that these events belong to our present. So, haven’t they become history yet? And how do you think can history be photographed?

JH: As you know it’s contemporary history. It’s still in living memory history and many people who were the maker of those events are still alive. I’m proud of my meta-photography of history....history can’t be photographed it’s not technologically possible, not yet at least. The images I have collected are the iconic manifestation of an event. They are the sad family album of a Nation. But, after all, would we be the same if we didn’t have memory?


GB: Is it the reason why you made an independent book of this work?

JH: Well. I didn’t find anyone who wanted to publish it. By the way independent or not a book is the best way to gather images, texts, graphics and communicate with them the goals of this work.

 

 

 

 

 

 

 


 

LA PERDITA DELL’INNOCENZA

 

Giorgio Barrera: le fotografie sono oramai lontane dall’avere il ruolo originario di “riportare” e di dare agli avvenimenti una forma emotiva. Possono essere meglio descritte come attestazioni, come le conferme di ciò che ci è già stato mostrato dalla diretta TV e dalle trasmissioni su internet.

Joe Hindrun: Penso che la maggiorparte delle persone percepiscano le fotografie (anche inconsciamente) come se fossero uno scenario, un luogo, in cui la (reale) nozione del reale è nascosta. Tuttavia, la fotografia, sembra essere di gran lunga più resistente agli attacchi e agli effetti dell’intrattenimento rispetto alla TV o a internet.

GB: Cosa significa esattamente il titolo di questo tuo progetto?

JH: Il titolo vuole indicare sia la perdita di innocenza delle immagini e la perdita dell’innocenza di coloro, che, dopo la seconda guerra mondiale avevano ingenua-mente creduto e avuto fede nella Democrazia. E’ questo il momento in cui si allarga la consapevolezza del male nel mondo che ci circonda.

GB: Hai raccolto le immagini che sono state fatte e che descrivono gli eventi che si sono verificati in Italia dagli anni ‘60 ai primi anni ‘90 e poi le hai colorate.

JH: In Italia quel periodo è stato chiamato con molti nomi diversi come ad esempio “strategia della tensione”, “anni di piombo”. etc. etc. E ‘stato un momento difficile. Armi, minaccie, bombardamenti, massacri, insicurezza, incertezza, impeachment politco, omicidi .... tutto questo in nome della libertà e del consumo. Il risultato è stato quello di creare paura, distanza e separazione dagli aspetti sociali della vita.

Ho colorato queste fotografie per renderle attuali, ancora vive. E in un certo senso, come una cicatrice, lo sono.

GB: Possiamo affermare che questo lavoro si rifaccia all’appropriazione

post-moderna e probabilmente queste immagini ritoccate (la storia è stata ritoccata così tante volte), possono presentare una specie di archetipo di ciò che siamo in grado di vedere in un report fotografico di guerra, anche se, in quegli anni, di guerre non ne sono state combattute ....

JH: Lo scopo di questa ricerca è quello di sottolineare che le immagini, quelle immagini, altro non fanno che mostrare ciò che è successo. Voglio dire che esse rappresentano un fatto certo. Questi fatti sono le premesse e le cause di quello che la gente della mia età ha ereditato: imprevedibili, inceredibili eventi ancora oscuri che hanno intaccato, segnato e spaventato e ancora segnano l’inconscio di quasi tutta un’intera generazione. Quando mi sono scontrato con queste immagini ho sentito che avevano la necessità e la voglia di lottare per continua-re a essere utili: non avevano ancora perso la voglia di comunicare e di essere di nuovo visibili. In poche parole, mi stavano dicendo che appartengono al nostro presente.

GB: Hai appena detto che questi eventi appartengono al nostro presente. Quindi, non sono diventate ancora storia? E come pensi che la storia possa essere fotografata?

JH: Come sai si tratta di “storia contemporanea”. Una Storia ancora presente nella memoria degli uomini, molte persone che sono stati i fautori e che erano presenti a quegli eventi sono ancora vivi. Sono orgoglioso della mia meta-fotografia della storia .... la storia non può essere fotografata, non è tecnologicamente possibile, non ancora almeno. Le immagini che ho raccolto sono l’iconica manifestazione di un evento. Sono le fotografie di un album di famiglia che raccoglie le immaigini tristi di una nazione. Ma dopo tutto, saremmo gli stessi se non possedessimo la memoria?

GB: è per questo motivo che hai realizzato un libro indipendente?

JH: Non ho trovato nessuno disposto a pubblicarlo. Ad ogni modo indipendente o meno, un libro ancora adesso è la migliore maniera per accogliere immagini, testi e grafica per poter comunicare i propri intenti.

 

 

una conversazione con

joe hindrun

 

 

Giorgio Barrera: le fotografie sono oramai lontane dall’avere il ruolo originario di “riportare” e di dare agli avvenimenti una forma emotiva. Possono essere meglio descritte come attestazioni, come le conferme di ciò che ci è già stato mostrato dalla diretta TV e dalle trasmissioni su internet.

Joe Hindrun: Penso che la maggiorparte delle persone percepiscano le fotografie (anche inconsciamente) come se fossero uno scenario, un luogo, in cui la (reale) nozione del reale è nascosta. Tuttavia, la fotografia, sembra essere di gran lunga più resistente agli attacchi e agli effetti dell’intrattenimento rispetto alla TV o a internet.

 

GB: Cosa significa esattamente il titolo di questo tuo progetto?

JH: Il titolo vuole indicare sia la perdita di innocenza delle immagini e la perdita dell’innocenza di coloro, che, dopo la seconda guerra mondiale avevano ingenua-mente creduto e avuto fede nella Democrazia. E’ questo il momento in cui si allarga la consapevolezza del male nel mondo che ci circonda.

 

GB: Hai raccolto le immagini che sono state fatte e che descrivono gli eventi che si sono verificati in Italia dagli anni ‘60 ai primi anni ‘90 e poi le hai colorate.

JH: In Italia quel periodo è stato chiamato con molti nomi diversi come ad esempio “strategia della tensione”, “anni di piombo”. etc. etc. E ‘stato un momento difficile. Armi, minaccie, bombardamenti, massacri, insicurezza, incertezza, impeachment politco, omicidi .... tutto questo in nome della libertà e del consumo. Il risultato è stato quello di creare paura, distanza e separazione dagli aspetti sociali della vita.

Ho colorato queste fotografie per renderle attuali, ancora vive. E in un certo senso, come una cicatrice, lo sono.

 

GB: Possiamo affermare che questo lavoro si rifaccia all’appropriazione

post-moderna e probabilmente queste immagini ritoccate (la storia è stata ritoccata così tante volte), possono presentare una specie di archetipo di ciò che siamo in grado di vedere in un report fotografico di guerra, anche se, in quegli anni, di guerre non ne sono state combattute ....

JH: Lo scopo di questa ricerca è quello di sottolineare che le immagini, quelle immagini, altro non fanno che mostrare ciò che è successo. Voglio dire che esse rappresentano un fatto certo. Questi fatti sono le premesse e le cause di quello che la gente della mia età ha ereditato: imprevedibili, inceredibili eventi ancora oscuri che hanno intaccato, segnato e spaventato e ancora segnano l’inconscio di quasi tutta un’intera generazione. Quando mi sono scontrato con queste immagini ho sentito che avevano la necessità e la voglia di lottare per continuare a essere utili: non avevano ancora perso la voglia di comunicare e di essere di nuovo visibili. In poche parole, mi stavano dicendo che appartengono al nostro presente.

 

GB: Hai appena detto che questi eventi appartengono al nostro presente. Quindi, non sono diventate ancora storia? E come pensi che la storia possa essere fotografata?

JH: Come sai si tratta di “storia contemporanea”. Una Storia ancora presente nella memoria degli uomini, molte persone che sono stati i fautori e che erano presenti a quegli eventi sono ancora vivi. Sono orgoglioso della mia meta-fotografia della storia .... la storia non può essere fotografata, non è tecnologicamente possibile, non ancora almeno. Le immagini che ho raccolto sono l’iconica manifestazione di un evento. Sono le fotografie di un album di famiglia che raccoglie le immaigini tristi di una nazione. Ma dopo tutto, saremmo gli stessi se non possedessimo la memoria?

 

GB: è per questo motivo che hai realizzato un libro indipendente?

JH: Non ho trovato nessuno disposto a pubblicarlo. Ad ogni modo indipendente o meno, un libro ancora adesso è la migliore maniera per accogliere immagini, testi e grafica per poter comunicare i propri intenti.

 

 

 

“Italy can survive the loss of
Aldo Moro. It would not survive
the introduction of torture.”

I am religious because I have a natural identification
between reality and God. Reality is divine.
That is why my films are never naturalistic.
The motivation that unites all of my films is to give backto reality its original sacred significance.

February 1, 1991: Antonio Muzio, Lamezia Terme control tower officer - murdered.
February 2, 1992: Antonio Pagliara, Otranto air defence radar controller - car accident.
December 21, 1995: Franco Parisi, Otranto air defense radar controller - suicide by hanging.

 

Piazza Fontana Bombing


The Piazza Fontana Bombing (Strage di Piazza Fontana) was a terrorist attack that occurred on December 12, 1969 at 16:37, when a bomb exploded at the headquarters of Banca Nazionale dell’Agricoltura (National Agrarian Bank) in Piazza Fontana in Milan, Italy, killing 17 people and wounding 88. The same afternoon, three more bombs were detonated in Rome and Milan, and another was found undetonated.
The Piazza Fontana bombing was initially attributed to anarchists. After over 80 arrests were made, suspect Giuseppe Pinelli (born in 1928), an anarchist railway worker, died after falling from the fourth floor window of the police station where he was being held.Serious discrepancies existed in the police account, which initially maintained that Pinelli had committed suicide by leaping
from the window during a routine interrogation session.



 

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