Instructions for Use

1998-2001

Since around 1996 Giorgio Barrera's work is focused on the changes of contemporary society and, more specifically, o the italian middle class.

The photographer primary subject is people engaged in the daily rituals of domestic life. What interests him most is the individual as a subject who acts and is acted upon at the same time, that is, a being whose personality and history are also, at a certain extent, determined. For this reason Barrera's colour images are situated along the line of demarcation between spontaneity and construction, between the documentary shot, resulting from the photographer's purely receptive powers of observation, and the subtle chill of the theatrical obtained through his direct orchestration of the setting.

"Instructions for Use" is dedicated to the intimate ritual of bathing and the typically modern and bourgeois (but also post-modern and post-bourgeois) behavior modes that Barrera himself describes as “induced by advertising and aimed at esthetics and the representation of the self that the individual adopts in order to “meet” the outside world.” The contraddiction between the unique and organic intimacy of a body, and the standardized, serialized instructions for use that come with products on the market (be they cosmetic, technological, medical etc.) dictating the times and rules for care rituals, is the essence of this work.

Nicoletta Leonardi, Quaderni AFT n. 5. Nov. 2000

 

 

 

 

Dal 1996 circa, la ricerca di Giorgio Barrera è incentrata sui mutamenti della società contemporanea e, in particolare, sull’analisi della classe media italiana. Il lavoro del fotografo ha come soggetto principale la rappresentazione di persone colte nella quotidianità rituale della vita domestica. Ciò che interessa Barrera è l’individuo come soggetto agente e agito al tempo stesso, ovvero dotato di personalità e storia proprie ma anche, in qualche misura, indotte. Per questo, le immagini a colori di Barrera si collocano sulla linea di demarcazione fra la spontaneità e la costruzione, fra lo scatto di documentazione, frutto della pura capacità di osservazione del fotografo, e il sottile raffreddamento nella finzione teatrale ottenuto tramite la regia diretta operata dal fotografo stesso sulla scena.

Ai riti di pulizia del corpo consumati in privato, e ai comportamenti, tipicamente moderni e borghesi (ma anche post-moderni e post-borghesi), che lo stesso Barrera descrive come “indotti dalla pubblicità e mirati all’estetica e alla rappresentazione del proprio sé, che l’individuo pone in essere per poter ‘affrontare’ il mondo esterno”, è dedicato Modo d’impiego (1999).

Nel lavoro è inscritta la contraddizione fra l’intimità organica, unica e irripetibile, di un corpo, e le istruzioni per l’uso, seriali e omologhe, che accompagnano i prodotti in commercio (siano essi estetici, medici, tecnologici, ecc.), dettando tempi e regole dei rituali di igiene.

Nel lavoro, Barrera rappresenta il conflitto fra i comportamenti normativi e standardizzati imposti dalle regole sociali e la sfera intima e privata della domesticità, conflitto che l’individuo si trova ad affrontare nel tentativo di rappresentare e narrare il sé.

Nicoletta Leonardi, Quaderni AFT n. 5. Nov. 2000

MODO DI IMPIEGO

Probabilmente l'immagine più forte e matura del contesto sociale contemporaneo è quella che si immette e introduce nelle nostre azioni tramite la pubblicità. L'immagine pubblicitaria è la veste essenziale del nostro esporci, crea modelli da emulare, impone mode.

Sono partito da questa considerazione quando ho iniziato questo lavoro e mi sono diretto verso quelli che sono i comportamenti mirati all'estetica, alla cura e alla rappresentazione del proprio sé che l'individuo pone in essere per poter "affrontare" il mondo esterno. Storicamente il rapporto con l'igiene e la persona subisce, nella relativamente recente storia europea, due mutamenti epocali: uno nel quattordicesimo secolo quando la peste provoca un imponente e clamoroso allentamento di certe norme igieniche collegate alla cura del corpo e l'altro nel diciottesimo secolo quando, invertendo la tendenza dei secoli inframezzo, la popolazione riscopre l'acqua e quelli che, semplicisticamente, si possono definire come i riti di pulizia.

 

Una delle cause della nuova “ondata di necessità di pulizia” databile nella seconda metà dell'ottocento si ricollega al momento in cui l'architettura privata (borghese) rivolge la sua attenzione alla "specializzazione” degli ambienti delle abitazioni. Mutando la disposizione delle stanze e rendendole da intercomunicanti a indipendenti, si delimitano e separano gli spazi, creando così i “ luoghi dell'intimità. Questa scoperta, perché è lecito così chiamarla, ha in effetti una portata clamorosa sui costumi del nostro e del secolo passato. Nel luogo intimo la persona riscopre il corpo secondo una diversa percezione: nella nudità, nella sua capacità seduttiva.

Non è nemmeno un caso che all'inizio di questo "rinascimento" della pulizia e dell'igiene molti pittori tra i quali Bonnard, Degas e Manet ritraggono e rappresentano, testimoniandolo, il cambiamento della predisposizione dell'individuo verso la cura del corpo.

Il ritorno all’interesse per l’igiene personale è stato spesso ostacolato nei secoli dalla morale cristiana “dalla preoccupazione di evitare mollezze, compiacimenti, autocontemplazione” e talvolta dalla medicina ma, aldilà di queste considerazioni, ai nostri giorni il benessere, la ricerca medica, la tecnologia, la produzione estetica, la vita metropolitana, sono stati gli ingredienti primari del rinnovato interesse che l'individuo contemporaneo riversa non tanto nell'igiene quanto nella ricerca estetica. La motivazione di questo cambiamento è, probabilmente, da ricondursi nella trasposizione di una moda, intesa qui nel significato più ampio di questo termine.

Secondo un principio sociologico l'evoluzione umana si basa sull'identificazione e la differenziazione, come "se ogni singolo sentisse il suo significato solo in contrapposizione ad altri, al punto tale che questa contrapposizione è creata artificiosamente anche laddove non c'è". Consciamente o inconsciamente l'individuo, guidato da una serie di norme che vengono imposte dall'esterno, pone in essere, ogni volta che si accinge ad intervenire sul proprio corpo operazioni emulative di un modello ritenuto adatto alla propria persona.

Questa connessione fra interno ed esterno non la vivo come una mera rifrazione dell'esterno nell'interno, anche se questo può essere il punto di partenza per lo studio, quanto come la considerazione che il mutamento sociale che caratterizza il mondo contemporaneo parte dell'interno creato dall'individuo libero ed autonomo ed ha la sua stessa negazione nel fatto che la propria vita interiore, il proprio sé viene negato dalla necessità del singolo di vedere accettata la propria identità e individualità quando riconosciuta dagli altri. E così se è vero che la nostra società produce comportamenti standardizzati e normalizzati al fine di stabilire norme culturali di aggregazione è vero anche che tali norme sono strutturate secondo logiche estranee alla più intima idea che l'individuo ha del proprio sé.

Per questi motivi queste immagini toccano la sfera di intimità dell'individuo e vogliono tendere ad individuare il conflitto della ricerca del proprio essere.

Il mio ambito di ricerca è il mondo borghese dove questo conflitto si esplica in termini di misura ed equilibrio e non di trasgressione o di eccesso perché ritengo, generalizzando il concetto, che è nell'ambiente della classe media dove è maggiore l'inconsapevolezza di taluni gesti e decisioni.

Partendo dal presupposto che ogni concetto è comunque una costruzione logica e che inevitabilmente dimostra od è uno dei variegati aspetti della realtà ed in questa si confonde e fonde allo stesso tempo, le regole che creano lo schema comportamentale che qui ci interessa si rifanno più specificamente ad un'azione, all'uso di un prodotto, ad una consuetudine, ovvero ad un complesso di norme che regolano un rito. Il rito diventa così una prassi abituale generalmente sentita come inderogabile .

Queste fotografie vogliono indagare gli ambienti e rivelare il modo in cui la sequenza cerimoniale si esplica ed attua nell'uso domestico, intimo e privato e con il quale l'individuo costruisce e de-costruisce la propria identità. La scelta dell'ambiente domestico è una scelta dai risvolti positivi: il modello comportamentale o il rito che vi si svolge all'interno non è qui standardizzato ma adeguato dal singolo alla sua individualità: la libertà e molteplicità degli schemi dispensano dalla libertà dei comportamenti dei soggetti.

Nel linguaggio comune al termine rituale, spesso, si associa un significato religioso o magico. Il rito è un momento di confine, di trapasso, di separazione da uno stato precedente. Paradossalmente i rituali estetici, spesso, non si esauriscono in un'unica soluzione ed è necessaria una ripetizione affinchè si verifichi un effetto tangibile, ed è questo stesso reiterarsi che comunica la necessità che l'individuo contemporaneo ha di rinnovarsi continuamente.

Non credo nemmeno sia inutile o superfluo sottolineare che proprio per l'ignoto risultato raggiungibile, per la curiosità di verificare l'effetto desiderato il soggetto assimili il rito "estetico" ad una sorta di magia.

Non è forse vero che una piccola quantità di un prodotto é capace di generare, ad esempio, una soffice, ricca, cremosa schiuma bianca alla quale, tacendo il suo significante di benessere e di ricchezza, siamo addirittura portati ad attribuire una soffice spiritualità?

Oppure, è forse errato considerare che "i capelli per la loro forma, colore, lunghezza e acconciatura costituiscono un carattere distintivo sia individuale che collettivo"?

L'assimilazione del momento in cui la scena viene ripresa al rito, o meglio al momento di trapasso che si attribuisce al rito stesso, è più che una necessità fotografica una motivazione di ordine sociologico e concettuale: la porta del luogo intimo e domestico costituisce il limite tra mondo estraneo e mondo domestico e varcarne la soglia significa aggregarsi ad un mondo nuovo o viceversa separarsi da uno precedente.

Così il singolo varca materialmente e spiritualmente questa porta per avvicinarsi ad un insieme di oggetti, norme comportamentali ed emulative nella continua ricerca di un mantenimento o di un rinnovamento del proprio sé.

 

Ho iniziato il lavoro posizionando la macchina fotografica sulla soglia della porta al fine di sottolineare questo trapasso e ho continuato cercando di avvicinarmi sempre di più alla persona col desiderio di rivelarne l'intimità nella sua sottile e ingenua semplicità.

 

 

 

This work won the FEDERCHIMICA prize in 1999

and together with                        the FNAC

prize in 2003