Le immagini di questa documentazione fotografica vogliono raggiungere una sintesi, mostrano cioè la chiesa come luogo fisico e architettonico e come adunanza di fedeli. L'elemento umano è un elemento imprescindibile della nostra ricerca anche in considerazione del fatto che la parola chiesa deriva dal greco ekklesia e significa appunto comunità radunata a seguito di una convocazione. In questo senso l'edificio ecclesiastico non va inteso come una mera costruzione in muratura o legno ma come uno spazio fatto di persone in carne ed ossa, di “materiale umano” o - come afferma San Paolo - di “pietre viventi”.

L’architettura delle chiese che sono state recentemente edificate è stata spesso oggetto di critiche, e spesso sono state considerate “strutture di cemento spoglie di riferimenti sacri, spazi freddi dove è difficile raccogliersi in un’intima preghiera”, ma anche “forme spaziali discutibili che allontanano la possibilità di raggiungere nel luogo di culto la semplice quiete dell’anima”.

Dal romanico, al gotico, al barocco la Chiesa e la storia hanno trasformato le forme degli edifici mantenendo sempre vivo il messaggio che l'edificio spirituale e umano, di culto e di preghiera, poteva trasmettere a chi vi accedeva.

La macchina fotografica rimane innanzi all'altare per lungo tempo. Chi entra in chiesa la vede ma non sempre vede i  fotografi perchè questa può venire azionata mediante un telecomando o usata in time lapse.

La fotocamera è quindi una sorta di occhio elettronico, è un meccanismo a cui è stato dato il comando di registrare un flusso di situazioni.

Questo procedere allontana il momento istintuale del fotografo, cerca di oggettivare il luogo ripreso, lascia spazio all'inconscio tecnologico e ci riporta a una fotografia che è realmente tale perché ci aiuta a scoprire quello che non sappiamo invece che a confermarci in quello che già conosciamo.

Nelle chiese post-conciliari la struttura del presbiterio fu rivoluzionata e ciò comportò uno spostamento del sacerdote, voltato non più verso il tabernacolo e il crocifisso, con le spalle rivolte ai fedeli, ma verso il popolo (versus populum) per “fare il ponte” tra ciò che è spirituale e ciò che è “militante”.

Questo momento in cui il Sacerdote si rivolge ai fedeli è risultato particolarmente importante nella nostra immedesimazione nel progetto fotografico. Posizioniamo infatti la macchina fotografica innanzi all'altare - come se sostituisse lo sguardo del sacerdote puntata verso l'entrata della chiesa inquadrando I fedeli presenti al rito o talvolta ai vespri pomeridiani che precedono l'inizio della Messa.

La sintesi è dunque la fotografia.

Essa nell'insieme delle immagini che compongono il progetto così come in ogni singola immagine accoglie e racconta la chiesa come luogo e spazio architettonico, percepito e inquadrato da un punto di vista inusuale mostrando il lato fisico e spirituale della chiesa ovvero la presenza di coloro che posseggono la fede, il fedeli.

 

Our work, which is still in progress, aims to constitute a photographic documentation to form an archive of churches built after Vatican Council II (1962-1965). The photographs we realize aspire to reach a synthesis. They intend to depict the Church as an architectural and human place: indispensable elements of the concept of Church that the New Testament defines as "God's building."

After Vatican Council II, churches structures' of the chancel was completely revolutionized. Our objective and secular modus operandi stands on the threshold of the Bechers' typological photography dictates and Franco Vaccari's theories of the“technological unconscious”.

Our camera stands in front of the altar in a central and symmetrical position. It's operated by a remote control and/or – often - works in time lapse: this procedure turns away the photographer's instinctual attititude with the result of objectifying the situation, the representation. Positioning the camera versus populum is vital for our project: the device replaces the priest's gaze to underline our need of seeing and knowing those who Saint Paul calls the Church “living stones”: the churchgoers.

We make a shift of the point of view because, aware that Western culture can't be separated from what Christianity has done in art and architecture, we have felt the need that our photographs should have become a meta-communicative synthesis.

Our investigation aspires to create an archive of post-conciliar Churches that will become an useful tool aimed at those interested in various disciplines.

This work was granted with a honorable mention from the Museum of Humanity, selected as a finalist at the Sony World Photography Awards and at the Premio Fabbri per le arti contemporanee.